Eppure…anche questa è Venezia!

Finally today with few of my Venetians colleagues managed to get a glimpse of few of the boats of the America’s Cup . The AC45, a rigid wingsail catamaran, is the precursor of a new generation of America’s Cup boats. Able to reach speeds of around 50 km per hour, the AC45 is also agile enough to guarantee tactical and competitive races, such as those to be “designed” by the America’s Cup Race Management.

La risposta si trova nella celebre frase pronunciata nell’810 dal re franco d’Italia Pipino,
Italiano: Foto della campagna di Eraclea da cui si nota l'impronta della bonifica. (Photo credit: Wikipedia)
figlio del sacro romano imperatore Carlo Magno, quando scatena l’attacco contro la riottosa Venetia marittima: “Sudditi miei siete perché dalle mie terre veniste”. Come fuggitivi, dunque. Gli rispondono che la loro libertà è “originaria” perché gli abitanti delle lagune vivono lì da molto tempo. Non si è trattato dell’affannosa ricerca di un riparo provvisorio bensì di una scelta di vita. I Venetici non sono sudditi del re ma cives che popolano una terra romana da sempre.
Può sembrare una sterile diatriba giuridica, invece all’epoca la questione è della massima importanza. Riguarda la legittimità del potere e il fatto che la guerra sia “giusta” oppure no. Problematiche che attraversano l’intera storia dell’uomo. Le armi s’impugnano solo per far prevalere la propria volontà, è un dato di fatto, in genere chiunque pretende però che ciò avvenga in nome di un presunto, inalienabile, “diritto”.
Guardando con il disincanto della lunga distanza temporale, dobbiamo dire che i Venetici non hanno torto. Si è trattato di una “migrazione” di cives… e accettando il presupposto ne consegue che la data del 12 maggio 1797 non dovrebbe essere associata alla caduta della Serenissima Repubblica quanto piuttosto a quella dell’ultimo lembo di terra romana rimasta libera e sovrana senza alcuna interruzione di sorta. Curiosità.
Il 25 marzo 421, dunque, è stato individuato con molta cura. Balza, comunque, agli occhi l’evidente frattura cronologica con il 697, anno dell’elezione del primo, leggendario, doge: si tratta di ben 276 anni. In tale periodo, la Venetia marittima è a ogni effetto una lontana provincia dell’Impero Romano con capitale Costantinopoli, quindi bizantina. È distante persino da Ravenna, cioè dal centro politico di quanto rimane dell’Italia romea dopo l’arrivo nella penisola dei Longobardi di re Alboino. A tutti gli effetti si tratta del vero momento fondativo della futura Venezia repubblicana.
Ben più della Guerra Gotica, poco prima della quale si colloca la celebre lettera di Cassiodoro, romano al servizio dei nuovi padroni germanici, che prefigura la sostanziale autonomia della Venetia marittima, e della successiva, breve, riunificazione romea della penisola a opera del generale eunuco Narsete, è proprio la divisione dell’Italia in due zone distinte, anche se mischiate in modo irregolare e curioso, a determinare per i Venetici la necessità dell’autogoverno. In particolare quando sotto re Rotari i Longobardi conquistano Oderzo e devastano di nuovo Altino. A questo punto la “linea del Piave” della resistenza romea corre lungo la massicciata rialzata dell’antico-veneta e romana via Annia, sorta di bastione difensivo cui appoggiarsi in caso di attacco. A rinforzo, però, serve un avamposto fortificato che funga al tempo stesso da centro di comando militare e punto di raccordo politico e civile. Occorre una Città Nuova, nasce Civitats Nova Heracleiana cioè Eraclea. Non per caso il responsabile militare della zona, il dux Paulucius diventa qui il doxe Paoluccio: a sceglierlo è la contingenza bellica non certo le Dodici famiglie che si autodefiniranno “apostoliche” nel Mito… e guarda caso tutte con ascendenze rigorosamente “romane”.
Comunque sia, la strada è tracciata. Venezia deve nascere perché i Venetici della costa sono costretti a “fare da sé”: a ben vedere, una costante nella vita di quest’angolo d’Italia destinata a forgiarne per sempre carattere e personalità. Lo vedremo meglio tra poco…

VENICE, ITALY – MAY 06: The new flagship of Costa Cruises Fascinosa sails in St Mark’s Basin on its maiden voyage on May 6, 2012 in Venice, Italy. Costa Cruise announced yesterday that new safety systems are installed to avoid tragedies like the one island of Giglio, which saw the Costa Concordia sink with the loss of 34 lives.
On a similar note Saturday 12 May Fund Raising Lunch organized by Comitato NO Grandi Navi for more details click here
Do not forget to SIGN the Online Petition against Cruise Ships in St Mark’s Basin here

Oggi vi propongo alcuni modi di dire legati al mangiare, ai quali sono particolarmente affezionata perchè la mia nonna li usava frequentemente:
Quel che no sofega [soffoca] ingrasa, quando si mangiavano cose poco appetibili e probabilmente indigeste
Un saco vodo [vuoto] no sta in pìe [piedi], che allude alla debolezza di chi è a digiuno
Magnàr de strangolòn, cioè mangiare in fretta
Magnàr a scota-deo [scotta dito], cioè prendere del cibo appena cotto con le mani, senza rispettare…il galateo!
Buona domenica a tutti!
The major of Venice got quite upset today following the correct analysis and speech of the French Consul in Venice Gérard-Julien Salvy. A righteous attack at 360 degrees against the political class that controls Venice
Several the accusations and critics:
Did we really need the French Consul to say something that is so clear under our eyes??

Corte del Milion, detta anche Corte Sabbionera (cioè dei venditori di sabbia), situata nel sestiere di Cannaregio, deve il suo nome al volume nel quale Marco Polo raccontò i suoi viaggi avventurosi nel continente asiatico, insieme al padre Nicolò e allo zio Matteo, negli anni 1271-1295.
Nella corte si trovava infatti nel XIII secolo l’abitazione dei Polo, della quale rimangono pochi resti; il più notevole è un grande arco in pietra ornato da un bellissimo fregio a bassorilievo con girali che incorniciano motivi vegetali e animali simbolici, del tutto simili a quelli raffigurati nelle patere infisse sull’esterno di molti edifici veneziani.
Il palazzo dei Polo, divenuto nel XV secolo proprietà della famiglia Trevisan, fu distrutto da un incendio nel 1597.
Da oggi inizierò a proporvi alcuni modi di dire tipicamente veneziani, coloriti e salaci pur nella loro brevità.
I primi tre riguardano l’interesse per l’aspetto “godereccio” della vita e per il vino in particolare…
“Magna e bevi che la vita xè un lampo”
“L’acqua imarsise i pai (fa marcire i pali)”
“Bianco e nero ménime a casa”
25 marzo 421: “consoli” venuti da Padova cercano nella laguna costiera un posto adatto
alla costruzione di una nuova città. Il luogo scelto è sulla sponda di un Rio Alto, la sacralità dell’impresa è assicurata dall’edificazione di una chiesa dedicata a San Giacomo. Sarà la prima di una lunga serie. Il giorno diventa il “compleanno di Venezia. Le antiche cronache raccontano questo.
Il punto è che saranno scritte a grande distanza di tempo, soprattutto saranno in gran parte opera di “storici ufficiali”. Perché Venezia avrà una storiografia di stato impegnata ad avvalorare e diffondere l’unica verità ammessa. A dispetto delle palesi contraddizioni.
Le stesse cronache, infatti, riportano di un primo doge eletto a Eraclea, ovvero Civitas Nova Heracleiana sull’isola Melidissa al centro del ramo principale del Piave e così chiamata in onore del lontano imperatore di Costantinopoli, Eraclio. Tale doge si chiama Paoluccio Anafesto, l’anno il 697. Il luogo si trova nella Laguna Nord.
Il misterioso Paoluccio è il primo di una serie di 120, tre dei quali più cinque magistri militum risiedono a Eraclea, principale centro politico della provincia imperiale, cioè bizantina, della Venetia marittima. Sarà il quarto doge, Teodato o Deusdedit Ipato a spostarsi in una nuova sede, Metamauco/Malamocco nella Laguna Sud.
Questa località si trova alla foce dell’antico ramo principale del Brenta/Medoacus. Sin dai tempi più antichi rappresenta il cancello d’entrata per chi dal mare voglia raggiungere Padova.
E San Giacomo a Rialto?
Innanzitutto la data. Il 25 marzo 421 non è scelto a caso. Si colloca, infatti, subito dopo la doppia invasione gota d’inizio secolo, 401 e 410, che scuote le fondamenta dell’Impero a Occidente, traumatizza la percezione collettiva della realtà con lo sconvolgente sacco di Roma e provoca il primo grande esodo verso le lagune costiere. Precede, però la calata degli Unni del 452: in quella primavera l’avanzata dei nomadi guidati dal loro re, Attila, provoca la caduta di Aquileia e Concordia, prima, di Altino poi. Ed è questa catena di eventi a produrre il massiccio trasferimento di popolazione dall’entroterra alle paludi litoranee, ritenute più sicure, disposte tra Grado e Ravenna.
La storiografia “di Stato” veneziana, però, pur riconoscendo l’importanza decisiva dell’invasione unna nel determinare il destino della nascente Venezia, in un certo senso se ne vuole smarcare: il racconto, quindi, prende le mosse da un fatto anteriore, sempre prodotto dalla pressione dei “barbari”, ma lo colloca nell’ambito di una decisione meditata e non dovuta all’incalzare di eventi improvvisi.
Perché?
… lo vedremo tra poco…

Da Forum Iulii (Cividale) a Milano la marcia attraverso la X Regio Venetia et Histria è una prima striscia di morte e distruzioni. Il tragitto seguito diventa classico per chiunque si affacci alla porta orientale d’Italia con l’intenzione d’invaderla. I Visigoti sono intercettati, mentre ancora assediano Milano, dall’improvviso ritorno di Stilicone, che guida l’exercitus comitatensis in una drammatica marcia invernale. Alarico pensa di sganciarsi e prova a seminare l’avversario proseguendo in direzione delle Alpi Occidentali. Penetra nella XI Regio Transpadana ma a Pollentia, non lontano da Hasta, Asti, è raggiunto e sconfitto.
Stilicone, però, evita di annientare Visigoti. Li risospinge indietro, invece, lungo la Pianura, sino a Verona dove li sconfigge una seconda volta. Anche in questo caso, comunque, non affonda il colpo e li ributta da dove sono arrivati.
Il grande comandante romano di origine vandala ha commesso l’errore fatale. Nel 405 l’ostrogoto Radagaiso aggrega un’altra composita confederazione composta anche da Alani, Svevi e Unni Bianchi e penetra di nuovo in Italia. Questa volta Stilicone punta a distruggere il nemico. Accade a Fiesole, nel 406. È una strage.
L’anno, però, è fatale per l’impero a Occidente. Il 31 dicembre il Reno è completamente ghiacciato. Anche a Magonza. Ed è qui che una colonna senza fine di Vandali, Alani, Svevi e quant’altro passa dall’altra parte. È la fine per il governo romano della Gallia… e in seguito dell’Iberia, mentre pure la Britannia è abbandonata dalle legioni. Stilicone, sottovaluta l’evento e perde tempo. La sua attenzione è tutta concentrata a Oriente dove il suo nuovo alleato, Alarico, sta conducendo una campagna nei Balcani, cioè l’Illirico, tesa a riunificare l’impero diviso. Stilicone, però, non raggiungerà mai Alarico, trattenuto in Italia dall’incapacità del legato in Gallia, il goto Saro, di riprendere il controllo della fondamentale provincia. La più ricca e popolosa in questa parte dell’impero. E a Ravenna, nuova capitale d’Occidente, l’Augusto Onorio lo fa assassinare come traditore il 22 agosto 408. Quando Alarico si ripresenta nella Pianura non c’è più nessuno a fermarlo. Dopo due tentativi andati a vuoto nel 408 e nel 409, il 24 agosto 410 i Visigoti, per la prima volta dopo i Celti (Galli) di Brenno a seguito della vittoria sull’Allia nel 390 a.C., entrano da conquistatori a Roma.
Per il mondo tardo antico la notizia è sconvolgente. Il Cosmo si è rovesciato, a Ippona in Africa un grande filosofo cristiano, Agostino, scrive il De civitate Dei (La città di Dio) sull’onda della commozione universale provocata dall’evento.
Nel IV secolo prima di Cristo, Roma è liberata da un esercito raccolto in tutta fretta e dal contemporaneo attacco alle spalle dei Celti dei loro alleati di sempre: i Veneti. Nel V secolo dell’era cristiana, i romani non hanno più la forza di equipaggiare una nuova armata e i Veneti… hanno seguito l’esempio dell’imperatore Onorio, rifugiatosi nell’imprendibile e anfibia Ravenna dopo l’esperienza dell’assedio goto di Milano. Questi Veneti non più antichi ma che presto saranno chiamati alla greca Venetici (da Venetikòs) sono già impegnati a piantare nel cuore del caranto le complesse palificazioni di una nuova patria ancora senza forma e senza nome. La storia di Venezia come la conosciamo oggi è cominciata.
While working 24/7 on a book about Canaletto…and being only at the 2 chapter out of 9 and well behind schedule I fell in love today with Carpaccio and in particular with this painting
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The works dates to Carpaccio’s mature period, when he was called by the “scuola” (guild or corporation) of the Schiavoni (Dalmatians) to executed a cycle of seven paintings on the stories of patron saints (George, Jerome and Tryphon) and evangelic episodes.
The work portrays the traditional episode of St. Jerome appearing to St. Augustine to announce his imminent death and departure to Heaven. Carpaccio portrayed the African saint in his studio, in the moment in which he is distracted from his reading by the voice of Jerome, coming as a luminous shape in the window near the desk. The room is that typical of an acculturated humanist of the painter’s age, depicted with his usual attention to details.
The room is grossly rectangular, with a painted ceiling. Augustine sits on a bench over a pad, covered with green cloth and lined with studs; the desk is supported by a candelabrum. Some of the books show musical lines. Under the window is are a file and a hourglass. Other elements depicted include measurement instruments, precious caskets, a bell, a shell, an armillary sphere, vases, bottles and others.
In the center is a niche with an altar, where, as shown by the curtain moved aside, are Augustine’s liturgic objects: a vest, a mitre, the crosier and a thurible which hands from two candelabra. At the side of the altars are two twin portals, with fine decorations in Renaissance style. The left one is open, and shows a small room with a window, according to the taste for different lightning sources inspired by the Flemish painting: this had become popular in Venice after its use by Antonello da Messina in paintings such as St. Jerome in His Study, which Carpaccio could perhaps observe and study. Here is a further number of details: a table with three couples of crossed legs and covered by a red tablecloth, further books, and, on a shelf running for the room’s perimeter, several scientific and astronomical instruments, including Regiomontanus’ astrolabe which, at the time, was owned only by John Bessarion, to who it is likely to have inspired Carpaccio for the saint’s representation.
On the left two long shelves, housing more books with gaudy covers, a series of antiques (vases, bronze and others), a candle basement shaped as a lion paw (another is placed symmetrically on the opposite wall) and, below, large volumes, a seat and a prie-dieu. In the center of the room is a Maltese dog and, nearby, a cartouche with the artist’s signature and the date.
Seeing this painting reminded me that I saw at the British Museum the preparatory work of the very same painting…and is here as you may see there was and ermelin!

There’s no doubt that Venice is beautiful – but if you want to see it in an even more beautiful way (without getting on a plane), you could do a lot worse than watch this timelapse video of one day in the magical city, from sunrise to sunset.
Created by Swiss Vimeo user Joerg Niggli, it’s a three and a half minute mini-masterpiece that’ll make you miss ol’ Venezia even if you haven’t actually been there.
La continuità di popolamento dai tempi più remoti dell’area costiera della regione,
inquadrata dal riordino amministrativo promosso sotto Ottaviano Augusto come X Regio Venetia et Histria, è indiscutibile. L’ampia “terra anfibia” dove acque salate, dolci e sulfuree si mescolano originando un paesaggio e uno stile di vita particolari ha visto una costante presenza dell’uomo. Il quale, a seconda delle tecnologie e delle risorse disponibili, ha adattato alle proprie esigenze un ambiente dinamico in perenne mutamento e poco incline ad accoglierlo. Da qui la necessità di sviluppare approcci innovativi, praticamente in ogni campo e a partire dalle costruzioni. Continue reading
…no no I am not talking about the obnoxious people governing this country I am just referring to the beautiful mainly brass knobs of Venetian doors……
Few more images are here

Quale inizio, allora? L’unico dato sicuro è che Venezia “nasce” e si sviluppa in un
Venezia, stendardo della Serenissima Repubblica su un palazzo nel Canal Grande category:user:Twice25 (Photo credit: Wikipedia)
ambiente forgiato da lei stessa secondo necessità e/o utilità. La domanda, quando?, però resta avvolta nella nebbia. Da un lato, abbiamo una laguna che, probabilmente, prima non c’era… assieme alla certezza di un popolamento antico quanto la terra stessa. Limitandoci al tempo storico, però, si può affermare che insediamenti umani nella zona della futura laguna sono databili con certezza all’epoca micenea e riguardano tanto le stazioni mercantili greche quanto i primi centri della civiltà antico-Veneta o Paleoveneta. Parlando di Venezia ci si dimentica con sorprendente facilità di queste radici che per quanto oggi ridotte a labili tracce, causa l’intrinseca debolezza delle infrastrutture e il sovrapporsi continuo di nuovi venuti, hanno lasciato segni ancora visibili. Continue reading
… perchè sulla nostra amata città girano un po’ troppe “leggende” e “misteri” che leggende
Italiano: Venezia - Panorama con il campanile della cattedrale di Santa Maria Assunta a Torcello. (Photo credit: Wikipedia)
e misteri sono solo finchè non si conosca la realtà. E allora, meno “Venezia insolita e segreta” e più “Venezia vera e concreta”. Chi avrà voglia e pazienza potrà da qui in avanti seguire la “storia” della città anfibia e discuterne con noi…
Venezia, l’inizio…
Cercare di raccontare Venezia significa scontrarsi subito con una domanda: quando inizia la sua storia? Ognuno ha proprie convinzioni e preferenze in materia, a volte fondate altre meno, l’interrogativo però resta. C’è poco da fare, le origini della città rimangono incerte, confuse e quindi argomento di discussione. Bisogna ammetterlo, sicurezze ce ne sono poche. A cominciare dall’ambiente fisico. Continue reading
C’ERA UNA VOLTA UN TEATRO - Era l’inizio del secolo scorso quando, per allietare le malinconiche serate dei ricoverati, il dottor Marinoni donò un teatro all’Ospedale al Mare. Sul soffitto dell’edificio in perfetto stile liberty, un Nettuno attorniato da amorini anima un’allegra scena marina. Ma niente ha potuto sulle spietate logiche della speculazione. Svenduto dal Comune con l’intera area dell’ex-Ospedale, senza tener in alcun conto il suo valore storico-artistico, l’unico teatro del Lido ancor prima di essere demolito è scomparso dalle mappe.
‘Canaletto. Il Quaderno Veneziano’
Museo di Palazzo Grimani, Castello 4858 (Santa Maria Formosa), Venice
1st April – 1st July 2012
The title of this unique exhibition runs to ‘Canaletto. The Venice Sketchbook/Notebook’, albeit that the original sketches were loose sheets, bound only in the 19th century. The core of the exhibition is these said sketches of Venice, probably dating from a brief time period, and giving a fascinating insight (via notes, scribbles, comments on light, colours and settings) into the modus operandi of this great artist.
Also on show are numerous other pieces – sketches, scribbles, drafts – from collections both private and public.

Al n°1257 di Viale Garibaldi a Castello, di fronte alla Serra, piccolo gioiello liberty recentemente restaurato, si aprirà il 14 aprile la Decima edizione di “Bochaleri ai Giardini”. L’associazione di ceramisti veneziani porterà anche quest’anno in mezzo alla gente i propri lavori per risvegliare la passione per un’arte di antica origine, oggi quasi dimenticata. Questo evento darà l’avvio ad una serie di manifestazioni che verranno ripetute nello stesso luogo nelle date sopra riportate.
Sono previsti conferenze e workshop di ceramica aperti a tutti.
L’obiettivo è quello di rivitalizzare l’artigianato ceramico attraverso un approfondimento ed una maggiore divulgazione di tecniche espressive vecchie e nuove .